Ego: cos’è e quando può definirsi patologico?

    1. L’ego: una parola per molteplici significati
    2. La costruzione dell’ego
    3. La zavorra dell’ego
    4. L’ego nascosto
    5. Superare il proprio ego

L’ego: una parola per molteplici significati

La parola “ego” tradotta dal latino significa semplicemente “io”. Nell’uso comune sta a indicare la coscienza e la consapevolezza di una persona di esistere. Questa parola è stata utilizzata nella storia in vari ambiti con significati molto diversi. Nel parlare comune, quando nominiamo l’ego, gli diamo un’accezione tendenzialmente negativa.

In genere, infatti, nominiamo l’ego evocandolo in parole con accezione negativa come:

    • egoista
    • egoico
    • egocentrico
    • egoarca

Sarà proprio di questo significato problematico e patologico che parlerò nei prossimi paragrafi.

Da un punto di vista della psicologia, l’ego è definito come una
struttura complessa che guida la nostra emotività, i nostri pensieri, i nostri comportamenti e il nostro modo di relazionarci.
L’ego viene anche definito come “personalità” o “carattere”.

Può essere utile, però, precisare prima che questa parola non ha unicamente questo significato. Per esempio in alcuni trattati esoterici l’Ego con la maiuscola si utilizza per indicare il sé superiore o l’anima.

La costruzione dell’ego

Quando nasciamo siamo privi di un ego. Ciò significa che non abbiamo una visione e una percezione di noi stessi come individui. Nei primissimi mesi di vita il bambino si percepisce come un tutt’uno con la mamma, successivamente inizierà a vedersi, scoprirsi e a percepirsi gradualmente come individuo.

La formazione dell’ego è quindi da intendersi come un processo necessario e del tutto naturale nei primi anni di vita.

In base quindi alle esperienze, gli stimoli e le strategie che il bambino metterà in atto per ricevere attenzioni, accudimento e amore formerà un suo “apparato egoico” o “personalità”. Questo apparato sarà l’interfaccia con cui il bambino si relazionerà col mondo. In più esso rappresenterà l’immagine che egli ha di sé stesso.

L’ego di cui tratto di seguito è quella parte problematica e disfunzionale che spesso ci trasciniamo dall’infanzia.

un podio sotto i riflettori: l'ego vuole sempre stravincere
Photo by Joshua golde on unsplash

La zavorra dell’ego

Cosa accade all’ego quando si cresce?

Possiamo definire un processo di crescita “sano” e uno “malato”.

Un processo di crescita sano comporta la rivalutazione dei comportamenti e delle strategie utilizzate in età infantile riconoscendole superate. In questa fase può esserci  quindi la presa di coscienza delle ferite primarie e la loro integrazione con la conseguente guarigione. La visione “adulta” si ampia e accoglie i bisogni delle altre persone ridimensionando i propri. Anche l’emotività nell’adulto cambia divenendo più equilibrata e non più soggetta a improvvise tempeste dettate dalle ferite primordiali.

Diventare adulti significa dunque fare crescere dal punto di vista emotivo il proprio bambino interiore. L’ego problematico permane finché non siamo disposti a fare il giusto lavoro interiore per crescere.

Lo sviluppo patologico

In un processo di crescita “malato”, invece, una parte dell’adulto rimane bloccato nella visione infantile della realtà. L’ego corrisponde quindi a una concezione distorta della realtà perché è una visione regressiva. In questo caso si vede dalla prospettiva di quando si era bambini. Vi è quindi la continua pretesa di sentire placare il dolore determinato dalle ferite primarie. Questa pretesa si rivolge verso le persone con cui l’individuo è in relazione: partner, famiglia, colleghi, amici.

I sintomi di un ego malato

Quando si vive in questo stato vi sono degli atteggiamenti comuni in grado di evidenziare la natura distorta:

    • Si parla e si ragiona per assoluti utilizzando parole come: mai, sempre, tutti, nessuno, ecc.
    • Si è dominati da un pensiero dicotomico per cui esistono solo  buoni e cattivi, alleati e nemici, giusto e sbagliato, ecc.
    • Sì ricade periodicamente in uno stato di sofferenza indipendente da ciò che si vive 
    • I propri bisogni sono spesso prioritari: esattamente come per un bambino la persona non può avere attenzioni o premure per altri
    • Si è spesso dominati dalla paura, specialmente dell’impermanenza, l’ego infatti teme la sua fine 
    • Si è costantemente in uno stato di reazione e difensiva, ci si sente costantemente attaccati 
    • Si è dominati da pensieri e immagini tossiche e unilaterali. La mente continua a rimuginare vecchie immagini, spesso distorte, dettate da esigenze infantili. 
    • Si cerca costantemente un colpevole a cui dare la colpa in ogni situazione

I molteplici “io”

Come indicato egregiamente da Gurdjieff l’io è frammentato. La persona media è guidata da molteplici io che, in base alle diverse situazioni della vita, prendono il comando. Vi è un io adulto più o meno sviluppato al quale si accostano vari ego di età diverse. Tali età corrispondono ai  momenti in cui si sono ricevute ferite e traumi. Sono questi ego ad alternarsi nel governo della persona, essi esercitano un potere da dittatori.

La manifestazione dell’ego può essere visto come un sintomo, una malattia che indica qualcosa a cui portare l’attenzione. La presenza di un ego patologico causa sempre sofferenza.

uomo in cima alla montagna alza le braccia: l'ego vuole sempre primeggiare
Photo by Jake Ingle on unsplash

Preferisci avere ragione o essere felice?

Un modo per comprendere se siamo mossi dall’ego è quello di verificare quanto ci teniamo ad avere ragione in varie situazioni. L’ego, infatti, si contraddistingue dal fatto di volere avere sempre ragione, di imporsi e di voler vincere. Egli vuole primeggiare in modo indiscutibile e non si accontenta spesso anche dopo una vittoria. Ad esso non importa quale sia il prezzo, è disposto a tutto per prevalere perché per lui ciò significa sopravvivere

Questa crociata infinita diventa una battaglia contro tutto e tutti che porta inevitabilmente all’esaurimento e all’infelicità. E’proprio questo che indica la dicotomia nella frase “preferisci avere ragione o essere felice” di Rosenberg.

L’ego nascosto

Veniamo ora al punto più dolente. Diciamo che una persona abbia compreso cosa sia un ego problematico e abbia deciso di affrontarlo e lavorare su di sé. Abbiamo visto come l’ego abbia come missione primaria quella di sopravvivere ed è disposto a tutto per questo obbiettivo. 

La dinamica più immediata quindi in questa situazione è che l’ego si mimetizzi e continui a mantenere il controllo di questa persona. Semplicemente prende il controllo del lavoro su di sé divenendo un “ego spirituale”. 

La persona in oggetto quindi entra in un paradosso: affronta il suo ego e lavora su di sé partendo dal suo ego

Come è possibile comprendere questo? Molto semplice. L’ego nascosto pur essendo scaltro mantiene le caratteristiche dell’ego ovvero: 

    • continuerà a confrontarsi con gli altri sentendosi superiore
    • si metterà in competizione ponendosi degli obiettivi da raggiungere prima degli altri
    • tenderà a giudicare e disprezzare chi non fa il percorso che lui sta facendo 
    • ecc.

Esempi di ego mimetici

Per fare alcuni esempi di ego nascosti posso elencare:

    • L’ego spirituale: io faccio un percorso, sono un risvegliato, mi sento superiore agli altri che sono degli ignoranti. Mi fregio dei corsi che ho fatto e metto in mostra i miei attestati. Ho come obiettivo alcuni risultati specifici e mi sento costantemente frustrato perché non li raggiungo. Guardo le altre persone sul mio percorso cogliendo i loro limiti e i loro difetti. 
    • L’ego alimentare: sono vegetariano o vegano e chi si nutre di animali o li sfrutta è un assassino e un incivile. Anche in questo caso io sono superiore. Oppure viceversa: mangio continuamente carne e vedo i vegetariani come degli stupidi.
    • L’ego ecologico: soffro per madre terra e per i cambiamenti climatici e per questo sono un attivista e faccio tante cose per l’ambiente. Chi non sta male come me e non si attiva per contrastare l’inquinamento non meriterebbe di vivere su questo pianeta. Sono sempre io quello superiore.
    • L’ego filantropo: sono così generoso che faccio offerte a ogni occasione in tutto il mondo per i bisognosi. Peccato che non mi relaziono più con i miei genitori o fratelli e vivo continuamente conflitti con chi ho vicino.
    • L’ego umile e modesto: io sono umile e mantengo un basso profilo. La mia modestia è il mio modo di esibirmi. Gli altri che sono esibizionisti e si si mettono in mostra sono esseri egoici e per questo inferiori a me. Io sono superiore e migliore degli altri.

E’ evidente che l’ego nascosto è ben più difficile da stanare e affrontare rispetto a quello evidente. In questi casi, però, la chiave è sempre una per comprenderlo: il senso di superiorità e il confronto. 

donna medita in posizione del loto al tramonto: cadere dall'ego all'ego spirituale è molto facile
Photo by Jared Rice on unsplash

Superare il proprio ego

Molte persone quando prendono coscienza del proprio ego e di come gli stia condizionando pesantemente la vita decidono di affrontarlo come se fosse un nemico. Quindi spesso si parla di “vincere l’ego”, combattere l’ego ecc. In realtà questo tipo di reazione rischia di aggravare ulteriormente la situazione. Questo perché l’ego, come abbiamo visto, ha il terrore della sua fine.

Vedere l’ego

Il modo migliore per affrontare l’ego, quindi, è vederlo, comprenderlo e accettarlo esattamente come si fa con un bambino.

“Per aiutare gli altri, un uomo deve imparare per prima cosa ad essere egoista, un egoista cosciente. Soltanto un egoista cosciente può aiutare gli altri.” 

G. I. Gurdjieff

Perché ciò avvenga prima di tutto è necessario disidentificarsi da esso. Una volta visto, smascherato il secondo passo è quello di percepire le ferite che lo hanno costruito.

Come è possibile farlo? 

Lo strumento principale è l’autosservazione. Osservare sé stessi, le proprie reazioni i propri stati emotivi. Per fare questo può essere utile stilare anche un diario. Mantenere una costante presenza e osservazione di sé, specialmente nei periodi più delicati e difficili, aiuta gradualmente a uscire dall’identificazione con un ego disfunzionale. 

Una volta messe a fuoco le emozioni “distruttive” e incontrollabili il passo successivo  può essere quello di scoprire quali ferite le provocano e affrontarle.

Un modo per farlo può essere mettere in scena una costellazione familiare.

L’autoironia: la medicina più potente

Vi possono essere tanti modi per affrontare, smascherare e superare l’ego e anche tu potresti trovare quello che preferisci.

Se ti va di coglierlo, per finire, ti suggerisco il metodo più semplice, più veloce, più di impatto ed efficace che esista: l’autoironia!

Hai capito bene, per uscire dall’ego inizia a prenderti in giro, ridi di te!

A qualcuno potrà riuscire più semplice, per altri può sembrare quasi impossibile. Se riuscirai a ridere bonariamente quanto più spesso dei tuoi errori, delle tue contraddizioni, del tuo aspetto e dei tuoi pensieri significa che te ne sarai disidentificato.

L’ego non può ridere di sé, per definizione si prende sempre sul serio. Ridere di sé stessi è una delle medicine più potenti per iniziare a scalfire e sciogliere la struttura egoica e a farle perdere progressivamente importante e potere.

Bibliografia consigliata:

copertina libro: le 5 ferite e come guarirle
Le 5 ferite e come guarirle

Rifiuto, Abbandono, Ingiustizia, Umiliazione, Tradimento - Lise Bourbeau

copertina del libro: la prima ferita
La prima ferita

L'influenza dell'imprinting sul nostro comportamento. Un percorso di guarigione. Prefazione di Michel Odent - Willi Maurer

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Paramhansa Yogananda

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